Qualche giorno fa ho parlato dell’ennessima catilinaria lanciata contro il mondo dei videogiochi: una famiglia che addossa la responsabilità di un parricidio a GTA, videogioco preferito del giovane omicida.
Oggi su Punto Informatico appare il resoconto di una ricerca che in un certo senso rende giustizia ai videogiochi: se da una lato si afferma che la fruizione dei videogiochi nel corso della settimana causa un calo del rendimento scolastico dei pargoli, dall’altro si ipotizza una loro introduzione tra i metodi di insegnamento. Del resto, è risaputo che i videogiochi hanno un effetto benefico sui riflessi e sulle capacità di ragionamento, e non sono solo un rincoglionimento una perdita di tempo come molti credono.
L’articolo di Punto Informatico mette però in risalto come ancora il mondo “adulto” sia refrattario ad una innovazione di questo tipo:
Il rapporto Teaching with Games - patrocinato da Electronic Arts e sviluppato da FutureLab, con la collaborazione tra gli altri di Microsoft, Take Two e dell’Interactive Software Federation of Europe (ISFE) - riporta dati chiari: il 62% degli studenti intervistati si è detto favorevole all’uso dei videogiochi come complemento didattico, una percentuale che scende al 59% tra gli insegnanti.
Era una cosa risaputa =/ il tutto si chiude con una dichiarazione di Jules Clarkson, international marketing director di EA:
Con le moderne console portatili, l’attuale hardware e quello di nuova generazione all’orizzonte, non c’è mai stato così tanto lavoro. Ora più che mai la gente inizia a rendersi conto dell’importanza dei videogame; culturalmente, artisticamente ed economicamente
Sono parole bellissime, ma credo che purtroppo siamo ancora mooolto lontani dall’accettazione generale del videogioco come espressione artistica, soprattutta se in giro continua a esserci gente che lo addita come causa occulta di delitti più o meno efferati.
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