EconomistRubo il titolo di questo post alla copertina di The Economist, perché mi fa troppo ridere che un giornale inglese piazzi un’esclamazione in italiano sulla copertina :lol: . È giunto il momento di dire la mia su queste elezioni, non dirò per chi ho votato, ma credo che per chi mi conosce e per chi arriverà alla fine del post sarà facile capire per chi NON ho votato.
Qualche premessa ovvia: quanto segue è la mia opinione, proviene dal basso della mia esigua conoscenza dell’argomento, ma merita ugualmente di essere rispettata; questo blog non è certo il più visitato d’Italia e dubito che si origineranno dei flames, ma nel caso diventerò molto illiberale e bloccherò i commenti.

La prima cosa positiva che vedo in queste elezioni è l’affluenza. Certo, c’è stato un calo. Però se lo si paragona agli scenari apocalittici pre-elezioni, agli inviti grilleschi e non all’astensionismo, al voto così ravvicinato rispetto alla precedente tornata, al diffuso senso di “tanto cosa voto a fare”…beh è un buon dato.
La seconda cosa positiva è l’improvvisa, inaspettata svolta verso un sistema bipolare. A discapito della varietà delle posizioni presenti in Parlamento, è vero. Ma molto a favore della governabilità e del confronto tra i due schieramenti opposti.
La terza cosa positiva…ops, ho finito le cose positive :shock:

Sia chiaro, la mia non è una critica alle idee di destra: ognuno è libero di pensarla come vuole.
La mia critica è rivolta al nostro impavido Cavaliere, un personaggio che starebbe molto meglio sul palco di Zelig, che a governare un Paese che in questo momento ha bisogno di tutto eccetto un comico al volante. Ma lui sorride, ti dice che andrà tutto bene e promette quantità di cose bellissime: niente bollo auto e moto, niente ICI, meno tasse, sconti sui voli…ci manca solo il pilu e poi potremmo confondere Silvio con Cetto Laqualunque.
Potremmo anche soprassedere sull’aspetto comico di questo personaggio, del resto ognuno fa quel che può (Sarkozy, ad esempio, si spupazza Carla Bruni), però anche andando oltre non c’è molto da stare allegri ad essere governati da qualcuno che non ha subito condanne definitive solo perché i reati che ha commesso sono caduti in prescrizione o non costituiscono più reato (indovinate chi ha depenalizzato certi reati?)
Insomma, non c’è certo da stare allegri; posso capire votare Silvio pur di non votare a sinistra, ma votarlo credendogli…del resto basta mettere il naso fuori dall’Italia per vedere quanto credito abbia.

Pochi giorni fa The Economist prefigurava il ritorno di Berlusconi come Il ritorno del buffone, e questa settimana rincara la dose con l’editoriale Mamma mia, giudicando il Cavaliere still unfit.
The Independent, dal canto suo, titola Uno sgradito ritorno uno dei suoi articoli dedicato al ritorno di Berlusconi, prospettando il rischio di cinque anni di regressione, seguiti eventualmente da altri sette: Berlusconi Presidente della Repubblica? Perish the thought.
E mi fermo qui, visto che l’ottimo blog Visti da Lontano offre una panoramica molto più completa e competente su come l’Italia viene vista dalla stampa estera.

Ci sarebbe anche da discutere sul vero vincitore di queste elezione, vale a dire la Lega Nord, che sempre The Independent definisce come un partito postfascista, estremista e sciovinista…senza peraltro andare tanto lontano dalla verità: non sono certo io ad aver detto che “purtroppo è più facile derattizzare i topi che debellare gli zingari”. La paura del diverso è sempre un cavallo vincente e di questi tempi viene pure “dopato” dai media, la Lega ci è saltata sopra, ha attaccato un carretto di “Roma ladrona, il sud spreme il nord, w il federalismo”…e ha vinto alla grande. Checché ne dicano i diretti interessati, ne vedremo delle belle.

Ok, siamo giunti al termine. Ho toccato solo alcuni punti perché non è possibile in un solo post analizzare in modo completo eventi complessi come quelli politici, quindi ho preferito valutare l’autorevolezza, il physique du rôle di chi è destinato a governarci, nella migliore/peggiore delle ipotesi, per cinque anni.
Detto questo, io spero di sbagliarmi, spero che ci aspettino cinque anni di crescita e prosperità, che le prossime elezioni siano nel 2013 e che l’Italia si rialzi davvero. Altrimenti c’è sempre il Giappone :grin:


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