“Ci sono quantità di dati che dimostrano come il file sharing sia positivo per gli artisti. Non negativo. Quindi, forse, non dovremmo tentare tutto il tempo di fermarlo. Non so… in linea generale sono contrario a denunciare gli appassionati. Ovviamente esiste una pirateria che è decisamente distruttiva ma credo, appunto, che i dati dimostrino che in certi casi il file sharing possa essere positivo. Quello che dobbiamo capire è quando è positivo e quando no… denunciare i fan non sembra una strategia vincente” [fonte: Punto Informatico]

Se queste fossero parole mie, non sarebbero degne di nota. Il fatto è che queste, lo avrete intuito, non sono parole mie, bensì di Douglas Merrill, ex Chief Information Officer di Google e, a partire dal 28 aprile, responsabile di una nuova divisione della EMI, che si occuperà di strategie digitali, tecnologia e sviluppo.
Sono parole che hanno suscitato grande scalpore proprio perché sono colme di verità e perché preannunciano una visione nuova del settore. E infatti Merrill appartiene a una generazione giovane. Il problema è che, per vedere risultati concreti verso un nuovo stato di cose (non dico la completa liberalizzazione del p2p, ma almeno una regolamentazione umana), bisognerà aspettare che le major, le associazioni di discografici e tutta la compagnia si liberino dei dinosauri che attualmente le governano.


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