Titolo: Il venditore di armi
Titolo originale: The gun seller
Autore: Hugh Laurie
Anno: 1996 (uscito in Italia nel 2007)
Editore: Marsilio
Codice ISBN: 88-3179-248-2
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Pagine: 349
Prezzo: €18,00
Dopo undici anni arriva in Italia l’opera prima (e finora unica) di Hugh Laurie.
Al momento della sua pubblicazione in Inghilterra, Laurie, già famoso, decise di adottare uno pseudonimo per evitare che il giudizio sul romanzo fosse offuscato dalla sua fama. In Italia non solo giunge sotto il suo vero nome, ma perfino corredato da una fascetta che ricorda a chi non lo sapesse che sì, Hugh Laurie è “quello del Dottor House”.
Stando alle sue dichiarazioni, Hugh Laurie ha deciso di scrivere il libro per combattere la noia:
Sono stato spinto a scrivere Il venditore di armi dalla banalità della mia vita. Ho tenuto un diario per qualche tempo, e quando l’ho riletto sono rimasto scioccato dalla sua monotonia: niente cene con re o presidenti, nessuna montagna scalata, nessun cartello della droga sgominato, niente lotte con animali selvaggi, nessun gol segnato contro il Brasile nella finale del Campionato del mondo, nemmeno una tortura subita per estorcermi informazioni vitali. Così ho deciso di inventarmi una vita. Volevo semplicemente immaginare una grande avventura.
La trama de “Il venditore di armi” non è delle più originali: Thomas Lang, ex-soldato e ora mercenario, viene contattato da qualcuno che gli offre molti soldi per uccidere il ricco imprenditore Alexander Woolf. Disilluso e cinico, Lang ha ancora una coscienza e si rifiuta di compiere il lavoretto. Non solo, ma decide di avvisare il diretto interessato del pericolo che corre.
Questo eccesso di bontà finirà con il catapultarlo nel mezzo di un complotto internazionale molto più grande di lui, con un commerciante di armi che vuole provocare un attentato terroristico in collusione con diversi Governi per “pubblicizzare” un suo nuovo “prodotto”.
Azione, belle donne, una moto veloce e tanta, tanta ironia guarniscono il tutto. La forza del romanzo sta proprio in questo ultimo punto: ogni pagina, ogni riga, ogni parola del libro è condita dalla pungente ironia che si sarebbe tentati di definire “alla House”, ma che tale non è, dal momento che il libro è stato scritto sette anni prima dell’esordio di Laurie nei panni del dottore più amato/odiato della televisione.
È molto più probabile che sia avvenuto il procedimento inverso, e cioè che molto di Thomas Lang sia finito in Greg House; tanto che leggendo il libro non è difficile immaginare la faccia di Hugh Laurie “appiccicata” sul personaggio principale.
Un assaggio delle prime parole del romanzo renderà l’idea:
Immaginate di dover rompere un braccio a qualcuno.
Destro o sinistro, non importa. Il punto è che dovete romperlo, perché se no… be’, nemmeno questo importa. Diciamo che se non lo fate vi succederanno brutte cose.
Ora, la mia domanda è questa: rompete il braccio in fretta (snap, ahi!, scusi, mi permetta di aiutarla con questa stecca di fortuna), oppure trascinate la faccenda per otto minuti buoni, aumentando di tanto in tanto la pressione a dosi minime, finché il dolore diventa rosa e verde e caldo e freddo e del tutto insopportabile, da ululare?
Appunto. Ovvio. La cosa giusta da fare, l’unica cosa da fare, è concludere alla massima velocità possibile. Rompere il braccio, offrire un brandy, fare il bravo ragazzo. Non possono esserci altre risposte.
A meno che.
E se odiaste la persona alla quale è attaccato il braccio? Se la odiaste proprio sul serio?
Era qualcosa che ora dovevo prendere in considerazione.
Dico “ora” intendendo allora, cioè il momento che sto descrivendo: il brevissimo, maledettamente breve, momento prima che il polso mi arrivasse alla nuca e il mio omero sinistro si frantumasse in almeno due, ma con ogni probabilità più di due, pezzi uniti in maniera molto lasca.Il fatto è che il braccio in questione era il mio. Non un braccio astratto, da filosofo. Le ossa, la pelle, i peli, la piccola cicatrice bianca sulla punta del gomito, lasciata dallo spigolo di un calorifero della scuola elementare Gateshill, appartenevano tutti a me. E ora era il momento in cui dovevo prendere in considerazione la possibilità che l’uomo alle mie spalle, quello che mi stringeva il polso e lo spingeva all’insù lungo la spina dorsale con una dose quasi sessuale di meticolosità, mi odiasse. Ma proprio ma proprio sul serio.
Ci stava mettendo un’eternità.
© 2007, Marsilio editore
Come è possibile notare in questo brevissimo passo, Laurie si diverte, oltre che con l’ironia, a sbalzare il lettore da una parte all’altra: le frasi, o perfino i discorsi, che vengono presentati come veri e pertinenti ma che vengono smentiti solo all’ultimo sono moltissimi, e rendono perfino difficile seguire la trama altrimenti molto lineare.
Il messaggio veicolato dal libro è molto attuale, considerate alcune delle teorie che circolano intorno alla strage dell’11 settembre 2001: attacchi terroristici creati ad hoc per ottenere benefici. Perfino con l’appoggio del Governo. Un messaggio tanto attuale che la sceneggiatura scritta da Laurie per un eventuale film tratto dal libro è stata messa da parte dopo i tristi eventi del 9/11. Resta comunque uno dei sogni dell’attore, che vorrebbe ovviamente interpretare la parte del protagonista.
Peccato che lo stile di scrittura così atipico, che calibra molto bene comico e noir, ironia e violenza, sia anche l’unico vero pregio de “Il venditore di armi”.
Per carità, non si può definire un libro brutto, ma la trama è veramente prevedibile, e l’unico colpo di scena degno di essere chiamato tale rientra nella storia sentimentale che attraversa la trama principale.
Fatta questa precisazione, è un libro che mi sento di consigliare comunque, ma va letto senza aspettarsi di gridare al capolavoro una volta terminato.
Alla fine di quest’anno (si parla di novembre) uscirà il secondo libro di Laurie, intitolato “Paper Soldier”, di cui al momento non si sa molto. Ma che, sono pronto a scommetterci, non ci metterà undici anni ad essere pubblicato in italiano!
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