In generale, parlare di musica è difficile quasi quanto parlare di calcio o politica: ognuno ha i suoi gusti, fare distinzione tra i generi è un’operazione quasi impossibile (che io peraltro rifiuto, ritengo ottuso ingabbiare un gruppo in un genere), e una miriade di altri problemi e incomprensioni che nascono dall’esprimere un parere su una cosa tanto personale come la musica.
Ancora più difficile risulta parlare di Dark Passion Play, ultima fatica dei Nightwish. E credo che il motivo sia intuibile: la grande incognita Anette Olzon.
Quando due anni fa è avvenuto il divorzio tra il gruppo e Tarja Turunen, molti davano per ormai spacciata la sorte di Tuomas e compagni. Al contrario, Tuomas e l’etichetta Nuclear Blast hanno trasformato la scelta della nuova vocalist in un’attesa spasmodica, centellinando le informazioni fino all’ultimo istante. Così, dopo aver saggiato a fondo le doti canore (e non solo, per loro stessa ammissione) delle candidate, la scelta era caduta su Anette.
Le possibilità erano due: scegliere un clone di Tarja o tagliare di netto col passato. Fortunatamente i Nightwish hanno optato per la seconda opzione; la prima, a mio avviso, sarebbe stata la loro rovina.
La domanda allora è: ma Anette ce la fa? A mio avviso sì. C’è chi dice che con Tarja se n’è andato il segno distintivo della band, ma per quanto fosse importante non era solo lei a rendere unici i Nightwish, e Dark Passion Play ne è la prova. La sua voce, definita dai detrattori come country-pop, è piacevole ed eterea e ben si inserisce all’interno di canzoni che, in fin dei conti, non erano state scritte per lei.
Scelta insolita, il cd si apre con The Poet and the Pendulum, immensa suite di quasi 14 minuti in cui Tuomas inscena la sua morte, forse il pezzo in cui è più imponente la presenza della London Abbey Orchestra, che ha partecipato al progetto. Il pezzo è molto cinematografico, si rincorrono parti maestose e parti intime, grida (sì, canta anche Marco) e sussurri. Insomma, Ghost Love Score ora ha una sorella!
Segue Bye Bye Beautiful, chiaramente dedicato alla rottura con Tarja e giocato a due tra Anette e Marco (come in Wish I had an Angel): più che rancore, il brano lascia trasparire il grande senso di incomprensione che si era creato tra Tarja e gli altri.
Neanche il tempo di gridare l’ultimo BYE che ecco entrare in scena Amaranth, secondo singolo dell’album (video qui), molto orecchiabile, molto commerciale (qualcuno la chiama Nemo2), ma non per questo meno godibile.
Cadence of her Last Breath ha, nonostante il ritmo serrato, un significato molto triste e rappresenta l’immagine di una farfalla giunta al termine della sua breve esistenza, mentre Master Passion Greed torna sulla vicenda di Tarja ed è un brano molto duro (canta Marco) che sembrerebbe dedicato al marito della Turunen, spesso accusato di voler avere uno spazio troppo grande nelle decisioni del gruppo.
Al centro dell’album troviamo il singolo di esordio di Anette, Eva, di cui ho già parlato al momento della sua uscita e su cui non mi soffermo eccessivamente.
La seconda parte del disco prende il via con Sahara, brano orientaleggiante nella musica e nel testo, con la presenza massiccia del coro. Seguono Whoever brings the Nights, dal significato oscuro, e For the Heart I once had, che parla di innocenza perduta, un tema molto caro a Tuomas.
Ci avviamo verso la fine con The Islander: scritto e interpretato da Marco (in inedita versione non urlante eheh), racconta la vita solitaria del guardiano di un faro e sembra un pezzo dei Blind Guardian per i ritmi e i suoni. Subito dopo arriva un godibilissimo pezzo strumentale, Last of the Wilds, per poi chiudere in bellezza con 7 Days to the Wolves, che ci ricorda che dobbiamo vivere alla giornata perché i lupi sono sempre sette giorni di cammino dietro di noi, e Meadows of Heaven, un brano toccante che parla ancora dell’infanzia ormai perduta e in cui la voce di Anette si fonde alla perfezione con quelle del coro gospel che fa da accompagnamento.
Non paghi di tutto questo ben di Dio, la versione deluxe dell’album contiene un secondo cd, che non è altro che l’album in versione strumentale. Una vera gioia per le orecchie, che consente di concentrarsi appieno sulle maestose melodie delle canzoni.
Conclusione? La presenza di Anette e la svolta (comunque non troppo marcata) verso uno stile che può piacere a un numero più vasto di persone (in Finlandia l’album è diventato doppio disco di platino in due giorni ed è disco d’oro in Germania, Svizzera, Austria e Polonia) faranno certamente storcere il naso ai puristi, ma io devo dire che più ascolto Dark Passion Play e più mi piace. Non capisco perché il diventare artisti mainstream venga sempre visto come un vendersi alle ragioni di mercato.
Inoltre la confezione, l’idea del secondo cd e la produzione (l’orchestra sinfonica e il coro gospel sono da infarto) non fanno altro che aggiungere valore a un prodotto buono già di suo…del resto, i 500.000 euro spesi per la realizzazione saranno pur finiti da qualche parte!
Voto 9 e acquisto caldamente consigliato!
NIGHTWISH - DARK PASSION PLAY
Nuclear Blast Records
Voce: Anette Olzon
Chitarra: Erno Vuorinen
Basso: Marco Hietala
Batteria / Percussioni: Jukka Nevalainen
Tastiere: Tuomas Holopainen
Tracklist
- The Poet And The Pendulum
- Bye Bye Beautiful
- Amaranth
- Cadence Of Her Last Breath
- Master Passion Greed
- Eva
- Sahara
- Whoever Brings The Night
- For The Heart I Once Had
- The Islander
- Last Of The Wilds
- 7 Days To The Wolves
- Meadows Of Heaven
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3 comments to “ Dark Passion Play ”
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ottima recensione e capisco benissimo il tuo punto di vista !!!! io ripeto il mio: la voce di tarja mi da emozioni, quella di anette meno…ma il compositore rimane tuomas e le canzoni che ho sentito molto belle
Il disco non mi ha entusiasmato nel songwriter c’
Hai assolutamente ragione: sono una grande fan dei Nightwish, li seguo da anni e devo ammettere che quando ho saputo dell’”uscita di scena” di Tarja, me la sono subito presa con gli altri del gruppo, difendendo a spada tratta la mia cantante preferita..PENSA UN PO’ QUANDO HO SAPUTO DI ANNETTE!!
L’ho subito classificata come “l’altra”, “la sostituta”, il “rattoppo” e altri epiteti da fan delusa..e quasi quasi SPERAVO che il disco nuovo fosse un fiasco.
Poi per