Sono ben conscio del fatto che i puristi del fumetto cartaceo storceranno il naso di fronte a quanto segue, ma bisogna tenere a mente che un webcomic non è un’alternativa ai fumetti “veri”, bensì una cosa un po’ diversa.
Sostanzialmente un webcomic è un fumetto che viene pubblicato su un sito internet; la differenza principale con i fumetti classici sta nel fatto che di solito ogni “uscita” è composta da una sola tavola, e che spesso questa tavola è auto-concludente (ci sono anche eccezioni, ma non è il caso di xkcd).
XKCD è uno di questi webcomics; è curato da un laureato in fisica che ha lavorato, udite udite, nella sezione di robotica della NASA…!
Si autodefinisce “a webcomic of romance, sarcasm, math and language” e il nome non vuol dire nulla: è solo un insieme di lettere che non può essere pronunciato, per cui si è obbligati a farne lo spelling.
Lo stile è davvero essenziale (cioè disegna solo omini stilizzati), perché tutta l’attenzione viene focalizzata sul contenuto delle strisce. E qui tutti quelli che non conoscono molto bene l’inglese possono anche abbandonarci perché, come quasi tutti i webcomics, XKCD è scritto in inglese e per capire bene le battute bisogna avere una certa dimestichezza con la lingua (soprattutto quelle con dialoghi molto lunghi).
Comunque non c’è bisogno di preoccuparsi, perché credo che sia praticamente impossibile capire tutte le vignette, in special modo quando si parla di fisica/matematica (esempio).
Fortunatamente gli argomenti sono i più vari, e si passa da cose un po’ nerd come Linux, Wikipedia o il metodo scientifico fino ad arrivare a vignette molto ironiche sulla vita quotidiana (chi non ha mai giocato con il metro estensibile o abusato del sistema di tracking online dei pacchi?) e a veri e propri nonsense, come questo o questo (la prossima volta che vado a Gardaland voglio farlo).
Concludendo, XKCD è un prodotto atipico, ma trovo che abbia in sé delle trovate geniali. Certo può non piacere, vuoi per lo stile iper-essenziale dei disegni, vuoi per i temi trattati, vuoi per la “barriera” linguistica. Ma un’occhiata almeno alle vignette che ho elencato nel corso del post la merita.
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