Borat Finalmente Borat è arrivato in Italia, con un incredibile ritardo rispetto agli Stati Uniti. Presumo che questa scelta sia stata effettuata per generare hype intorno a un personaggio che in Italia è conosciuto poco o per niente.

Borat - Studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan è un finto documentario di un finto presentatore kazako (interpretato da Sacha Baron Cohen, Golden Globe come miglior attore proprio per questo film), che viene mandato negli Stati Uniti per realizzare un documentario da prendere come spunto per migliorare il paese del Kazakistan.
Questa finzione non viene MAI abbandonata, dai titoli di testa ai titoli di coda.
Tuttavia il documentario passerà in secondo piano quando Borat assiste a una puntata di Baywatch e si innamora perdutamente di Pamela Anderson, decidendo così di raggiungerla in California.
In realtà questa storia serve solo da “collante” per le varie scene, che sono delle candid camera realizzate all’insaputa dei protagonisti.

Borat è misogino, maschilista, omofobo, antisemita…e fiero di esserlo e di dimostrarlo. Per questo i suoi interlocutori si lasciano andare alle peggiori affermazioni scoprendo, sotto la facciata puritana, di essere loro stessi misogini, maschilisti, omofobi, antisemiti.
Imperdibile il suo discorso al rodeo di Salem (cittadina famosa per le streghe bruciate nel 1692), in cui di fronte a un (reale) pubblico adorante Borat dichiara di approvare “la guerra di terrore degli U-S-in-A” e si augura che “Bush possa bere il sangue di ogni singolo uomo, donna e bambino dell’Iraq… Possiate voi distruggere il loro Paese così che per i prossimi cento anni neppure una sola lucertola sopravviva nel loro deserto”, sempre tra il delirio della folla.
O quando entra in un negozio di armi e chiede candidamente una pistola per sterminare gli ebrei. L’armaiolo, altrettanto candidamente, gli mostra la pistola più adatta allo scopo, e si rifiuta di vendergliela “solo” perché Borat non è americano.

C’è chi ha voluto vedere una morale nella conclusione della storia. Ma lo scopo del film non è quello di insegnare qualcosa. Non c’è neanche critica nei confronti del Kazakistan, perché il film sarebbe stato uguale se Borat fosse venuto dall’Armanijeansikistan. Lo scopo del film è quello di ridicolizzare gli interlocutori di Borat, che è l’unico protagonista del tutto. Ti chiedi quanto in basso può arrivare con le sue gag. E ridi. Perché Borat fa ridere. E’ gretto, triviale ed incredibilmente volgare. Ma fa ridere. Magari solo la prima volta, perché la volta dopo sai già “come va a finire” e anche perché la volta dopo rifletti sul fatto che quelle persone che dicono quelle cose terribili sugli omosessuali, quell’armaiolo che consiglia quale sia l’arma migliore per sterminare gli ebrei…sono persone reali. Non stanno recitando.

E’ un film che non prevede vie di mezzo. O lo adori o rimani schifato. Effettivamente una comicità così triviale può non piacere (a volte anche perché ci si vergogna di trovare divertenti certe cose e si reprime il riso).
E’ un film che andrebbe visto in lingua originale, perché nonostante l’immensa bravura di Pino Insegno nel doppiaggio, sono sicuro che qualcosa è andato perso con la traduzione.

In conclusione, se siete molto pudici e avversi alla volgarità…evitatelo come la peste.
Ma se non vi vergognate di ridere di una comicità così bassa…vale almeno il biglietto ridotto del mercoledì.

Bashuz!


FORSE TI INTERESSANO QUESTI POST
Trackback    Stampa Stampa     E-mail E-mail    
Se questo articolo ti è sembrato interessante e vuoi restare informato sugli aggiornamenti del sito, puoi abbonarti al feed RSS. Oppure puoi seguire solo i commenti di questo articolo, abbonandoti al feed apposito.
Non sai cosa sia un feed RSS? Questa pagina ti sarà di aiuto!