Chiunque faccia uso di qualche programma p2p (aka Emule, Bittorrent, Limewire e compagnia bella) lo dice da una vita, ma ora arriva uno studio a confermarlo: il p2p non ha alcun effetto sulle vendite di musica.
Uno studio in via di pubblicazione sul Journal of Political Economy americano, realizzato dagli studiosi Felix Oberholzer-Gee e Koleman Strumpf su un campione di 680 album nell’ultimo quadrimestre del 2002, dimostrerebbe che il p2p influisce negativamente sulle vendite di un album dello 0.7%; non bisogna essere degli esperti di statistica per capire che si tratta di un’incidenza del tutto irrilevante.
E’ tutto qui? No! Paradossalmente, lo studio ha dimostrato che l’album più venduto nel periodo preso in esame è stato anche quello più scaricato
(fonte: punto-informatico.it)
Come al solito, uno studio scientifico giunge a confermare quello che il “popolo” sapeva già. Sarà facile, da parte dei colossi discografici, attaccare i risultati dicendo che sono viziosi, tendenziosi, basati su un campione relativamente piccolo e su una finestra temporale troppo stretta. Ma penso che ormai siamo alla frutta: la repressione non è il modo di risolvere il problema della pirateria musicale. Non ci vuole un esperto di marketing per capire che un ragazzino di 15 anni non è in grado di spendere 24 euro per un cd. Portando il prezzo a un livello ragionevole (sono sicuro che anche vendendoli a 10 euro, il guadagno sarebbe ingente) le vendite tornerebbero ad aumentare.
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