L’altro giorno sono andato a vedere The Prestige. Ero un po’ scettico riguardo a quanto potesse essere avvincente un film che parla dell’illusionismo, ma rincuorato dal 73% della critica e dall’incredibile 91% del pubblico di Rottentomatoes.com (ormai non posso più vivere senza questo sito) mi sono lasciato convincere e sono partito alla volta del Cinestar con la compagnia sarda in trasferta
fortunatamente i miei dubbi si sono subito dissipati: un film avvincente, ben costruito, ben realizzato e che presenta solo qualche piccola pecca (di cui parleremo più tardi). Se vi è piaciuto Batman Begins (diretto sempre da Christopher Nolan e sempre con Christian Bale e Michael Caine), vi piacerà quasi sicuramente anche The Prestige.
Dopo questa introduzione un po’ prolissa, parliamo del film (come al solito, eviterò di svelare la trama, per non rovinare la sorpresa a chi deve ancora vederlo).
Every great magic trick consists of three acts. The first act is called “The Pledge”; The magician shows you something ordinary, but of course… it probably isn’t. The second act is called “The Turn”; The magician makes his ordinary some thing do something extraordinary. Now if you’re looking for the secret… you won’t find it, that’s why there’s a third act called, “The Prestige”; this is the part with the twists and turns, where lives hang in the balance, and you see something shocking you’ve never seen before.
Prestigio: credito, reputazione che si acquista per le proprie doti o la propria fama oppure gioco eseguito con destrezza di mano o con trucchi ingegnosi. Già dal titolo si capisce come il film si basi su una lunga serie di dicotomie: Alfred Borden (Christian Bale) e Robert Angier (Hugh Jackman) sono due apprendisti di un famoso illusionista della Londra vittoriana. Il primo, di umili origini, è molto abile ma ha poca dimestichezza con lo spettacolo, mentre il secondo, appartenente alla high class, è meno dotato sul piano “tecnico” ma è un vero “animale da palcoscenico”. Dopo un terribile incidente avvenuto durante uno spettacolo, i due diventano acerrimi nemici e cercano di ostacolarsi a vicenda durante la loro corsa per il raggiungimento del prestigio in entrambi i sensi: il nome di più grande illusionista di Londra e il trucco che si nasconde dietro al più spettacolare trucco della storia: il trasporto umano. Tutto questo diventerà una ossessione (tema che a quanto pare è molto caro a Nolan) per tutti e due, e li porterà a non guardare in faccia niente e nessuno…finchè uno non sprofonderà nell’abisso.
Il film si svolge su tre piani temporali (passato remoto, passato recente e presente) che rappresentano a loro volta le tre parti del numero dell’illusionista. Il passaggio tra i vari piani è vorticoso e spaesante, ma mai tanto da dare fastidio. I tasselli del puzzle si compongono man mano, fino a dare vita alla scena finale, che ricalca quella di apertura ad eccezione di una sola, importantissima frase (io personalmente adoro i film che adottano questa soluzione). Purtroppo l’unica pecca del film sta proprio in questo: i tasselli si compongono troppo velocemente, al punto che è fin troppo facile prevedere gli eventi prima che accadano; non che questo renda il film meno avvincente, ma è un piccolo neo.
Altra cosa che, a mio avviso, stona un po’ è l’introduzione della macchina di Nikola Tesla (interpretato da David Bowie), un vero e proprio deus-ex-machina che forse stona un po’. Ma probabilmente questo è dovuto all’adattamento scenografico dell’omonimo racconto di Christhopher Priest (1995), che a quanto ho letto è ricco di elementi fantascientifici.
Nulla da dire per quanto riguarda il piano tecnico. Gli attori del cast sono tutti di primo livello: oltre a quelli già citati, impossibile non ricordare Michael Caine nel ruolo di Cutter e Scarlett Johansson in quello di Olivia, personaggi secondari ma fondamentali (soprattutto Cutter) per lo sviluppo della trama.
Musica coinvolgente, regia superlativa con scene incredibilmente evocative come quella in cui Hugh Jackman assapora il suo trionfo da sotto il palco, che spiega più di mille parole quello che devono fare i maghi per la loro arte, o l’abracadabra che introduce la scena finale, non molto spettacolare ma altamente inquietante.
The Prestige è indubbiamente un film che fa pensare. E anche in questo caso il “pensare” si svolge su due livelli; il livello della riflessione in senso stretto sui temi del film, quali la dedizione che diventa ossessione o l’oscurita della natura umana, ma soprattutto il livello della riflessione sul film vero e proprio: comprendere a fondo tutta la trama è praticamente impossibile, perchè non appena si riesce a mettere a fuoco un elemento tutto il resto diventa sfocato, il vortice dei livelli temporali ti inghiottisce e ti ritrovi al punto di partenza. Per questo motivo va visto con estrema attenzione: perdere 5 secondi di film significa non capire più niente. Del tutto.
Si tratta di un film che avrà molti detrattori, perchè lo vedranno come un film riuscito a metà a causa del piccolo difetto di cui ho parlato all’inizio, ma non fatevi ingannare: vale il prezzo del biglietto e vi terrà attaccati alla poltrona per tutte le due ore della sua durata!
Abracadabra!
Now you’re looking for the secret… but you won’t find it because you’re not really looking. You don’t really want to know the secret… You want to be fooled.
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